giovedì 15 ottobre 2009
Redatta dal Servo di Dio don Felice Canelli
“ Il buon seme o l’Opera Salesiana a San Severo”
Lo stanzone, attualmente adibito a dormitorio per gli alunni del Convitto, serviva allora per il Teatro ed era gremito di un pubblico elettissimo: i Cooperatori e le Cooperatrici al completo, Monsignor Vescovo Merra con le autorità ecclesiastiche, le notabilità del Clero e del laicato ed uno stuolo rispettabile di Signore e Signori. Si rappresentava quel giorno il dramma in 3 atti- I tre martiri di Cesarea. Don Rua giunse alla fine del 2° atto verso le ore 19 col treno proveniente da Foggia.
Presso il portone d’ingresso avemmo la fortuna con il Direttore don Ermidoro Caramaschi di stringere e di baciare la mano di Don Rua e di inchinarci profondamente dinanzi a quell’uomo che era la reliquia vivente di don Bosco e nella sua profonda umiltà, rivelava la eroica grandezza della sua carità illuminata, spesa tutta a favore di tante giovani generazioni. Ci parve allora di trovarci alla presenza di un Santo che affrontava con entusiasmo le ultime fatiche e gli estremi sacrifizii per il compimento del suo sublime apostolato; il suo sorriso buono, largo, senza veli e senza infingimenti apriva il cuore alla più sincera confidenza: la sua parola tenera ed affettuosa rivelava tutte le soavità del suo amore paterno; il suo sguardo, dagli occhi sempre arrossiti, penetrava con una intuizione tutta particolare con un fascino singolarmente meraviglioso: ecco perché quell’esile persona, pur tanto umile, suscitava l’entusiasmo più sincero e frenetico.
Allorquando Don Rua apparve nella grande sala del teatro, fu un momento di commozione generale; tra gli applausi fragorosi, insistenti un grido solo echeggiò: “Viva Don Rua!”, grida di amore, di ammirazione e di benevolenza dimostrata verso la nostra Sansevero.
Monsignor Vescovo nell’abbracciarlo piangeva e i più vicini si strinsero per baciargli le mani, mentre gli altri sventolavano i fazzoletti. Molti avevan le lagrime agli occhi. Dopo il 3° atto ci fu una lotteria che fruttò circa duecento lire; indi l’arcidiacono la Monaca porse il saluto riverente dei Cooperatori e delle Cooperatrici e dei simpatizzanti per l’Opera salesiana ed in ultimo sorse a parlare Don Rua. Disse poche parole per ringraziare della dimostrazione di affetto ricevuta da tante buone persone e per incoraggiare a perseverare nel bene senza scoraggiamenti e senza debolezze.
La sua parola semplice e modesta scese nel cuore di tutti: da quel giorno i promotori dell’Opera si sentirono più animati a fare del bene, non ci furono diffidenze, si fecero generosi propositi e si iniziò un’era nuova di operosità salutare a vantaggio della gioventù nostra. Tanto poteva la parola di un Santo.
La mattina dopo celebrò la santa messa nella nostra cappella. L’ascetismo del pensiero e della vita si rivelò gagliardamente su quel volto dai lineamenti austeri. Ben si scrisse di Lui: “ Il suo ascetismo ricordava quello degli anacoreti; tanto era fatto di meditazione e di penetrazione del mistero completamente dentro il mistero della divinità. Quando era chiuso della preghiera, la fede in lui si faceva quasi una cosa sensibile, tanto era evidente, e tanto profumo di convinta umiltà adorante lasciava intorno a lui aleggiare (Momento N.96). E questo ascetismo noi potemmo ammirare durante la celebrazione del Santo Sacrifizio.
Poi nella sala attigua alla cappella parlò ai Cooperatori e alle Cooperatrici come un padre tra i suoi figli dando utili suggerimenti e confortanti consigli e promettendo tutto il suo appoggio e tutta la sua benevolenza. Ricordiamo ancora il sorriso con cui accompagnò tutte le sue parole quella mattina, lo sguardo carezzevole che posava su tutti noi che eravamo come avvinti dalla sua umile persona ed il grande godimento che procurò alle anime nostre in quella breve conversazione.
Quando partì, prima di lasciare l’Oratorio, gli chiedemmo la sua benedizione e ci trovammo inginocchiati ai suoi piedi. Egli sorridendo compì il nostro desiderio…Quella mano tremula e quel sorriso noi portiamo sempre nel nostro cuore e nei momenti di tristezza, vivamente ricordando, ci sentiamo confortati ed animati a seguire umilmente la linea luminosa tracciata dal suo geniale apostolato.
Don Felice Canelli
sabato 10 ottobre 2009
giovedì 26 marzo 2009
Inizio inchiesta diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Don Felice Canelli, presbitero diocesano
0 commenti Pubblicato da donfelicecanelli alle 17:52venerdì 30 gennaio 2009
Per farci frequentare la parrocchia ci offriva tante attività interessanti: il catechismo dopo la messa della domenica, i giochi in cortile animati da suor Maria Teresa, suor Luisina ed altre di cui ora non ricordo il nome, le attività teatrali,le novene di Natale per i bambini, le lotterie natalizie. Ogni giorno, ogni occasione era buona per fare festa. Quando frequentavo le classi terza, quarta e quinta elementare mi diede il compito di annotare su un registrino le presenze delle bambine che frequentavano la messa domenicale e l'oratorio, mentre ad una mia amichetta diede il compito di cassiera: ogni domenica, dopo la messa io con la mia amica passavamo per il suo ufficio per dirgli il numero delle bambine presenti e lui dava alla mia amica una somma di danaro che doveva custodire, a Giugno le bambine più assidue venivano premiate con la partecipazione ad una gita nella provincia: San Giovanni Rotondo, Monticchio ecc. Solo ora che sono un'insegnante riconosco il valore educativo delle sue opere. Di quegli anni della mia infanzia trascorsi in parrocchia ho un ricordo bellissimo ed indelebile e quando passo davanti a Croce Santa che è la mia Parrocchia, non posso fare a meno di rivolgere lo sguardo alla statua che lo rappresenta e qualche volta mi capita di chiedere la sua intercessione presso il Signore al fine di avere sollievo da qualche mio affanno. Questa è solo una piccola testimonianza, una piccola goccia nell'oceano delle opere che ha compiuto don Felice Canelli, ma spero che dia un contributo per la causa della sua beatificazione.
di PATRIZIA PALUMBO
martedì 6 gennaio 2009
martedì 30 dicembre 2008
LO ZELO ARDENTE PER LA GLORIA DI DIO E
LA SALVEZZA DELLE ANIME
O Gesù voi che siete la fiamma viva e bruciate sempre di amore per gli uomini, entrate in me, perché io sia simile a voi, infiammatemi col vostro fuoco. Ne farò ardere i cuori di tutti coloro che mi hai affidato
IL CUORE DI GESU' SOMMO ED ETERNO SACERDOTE
(diario 1942)
lunedì 22 dicembre 2008
Il Battito del Cuore (concerto in onore del Servo di Dio don Felice Canelli)
0 commenti Pubblicato da donfelicecanelli alle 16:34martedì 28 ottobre 2008
"Vede" - disse Mons. Farina a don Felice - "è colpa del Pastore se le pecore sono sonnolenti!"
I RAGAZZI
I POVERI
Dal Verbale del I° Febbraio del 1945: “Casi dolorosi: Il Direttore Don Felice ci parla del caso dolorosissimo di una vecchia di settanta anni, mezzo paralitica, mezzo cieca, che, scacciata dalla taverna dove si era rifugiata dopo la morte del marito, trovasi ora nella Chiesa di Croce Santa, assistita è vero amorosamente dalle donne di A. C. della Parrocchia, ma dove non può certamente rimanere a lungo. Questi casi di vecchi soli che non hanno dove ricoverarsi, e che sono frequenti in San Severo, in modo speciale da quando non si può più ricoverare all’Asilo Inabili al lavoro, ha fatto decidere il nostro Direttore Don Felice a mettere subito in attuazione, nonostante le numerose e quasi insormontabili difficoltà attuali, il suo progetto di costruire sulla terrazza della Chiesa di Croce Santa, qualche ambiente che potesse accogliere questi miseri relitti della società, quali appunto sono i Poveri vecchi, soli e malati. Il Consiglio applaude a questa iniziativa del Direttore, promettendo il maggior aiuto possibile, sia materiale che spirituale. Il Direttore Don Felice ci comunica pure tutti i passi già fatti per l’acquisto del materiale occorrente per la fabbrica e le offerte già ricevute al riguardo, e di come intende risolvere la questione dell’arredamento dei locali, e la questione dell’assistenza ai ricoverati.” (Storia del Volontariato Vincenziano, pag. 30)
LA PARROCCHIA
"A voler giudicare l’operosità instancabile e sempre a getto continuo di questo singolare Apostolo di Dio basta soffermarsi a giudicare l’impensato sviluppo della sua Parrocchia di Croce Santa. All’inizio della sua missione di Parroco una misera, povera e squallida chiesetta alla periferia della città. Lui , privo di mezzi, solo l’immensa risorsa del suo zelo, il grande dono della sua umiltà ancorata all’incommensurabile ricchezza della Provvidenza Divina, a distanza di anni, la piccola chiesetta allargata e ingrandita di opere di bene: asilo, laboratorio femminile. Suore, colonie elioterapiche e marine, le varie associazioni maschili e femminili con le proprie sedi, uffici parrocchiali, l’Opera del Perpetuo Suffragio, una Cripta Sacello ecc… Il suo zelo di Operaio instancabile nella vigna del Signore, aveva una particolare effusione presso gli infermi. Scrupolosa ed edificante la sua assistenza…si protraeva, a volte, per la notte intera e la mattina alle 7 era in Chiesa a celebrare.” (Ins. Santina Formato)
“Ecco l’impulso dato all’Azione Cattolica, specie nel settore giovanile. Sotto lo sguardo vigilante e incoraggiante di don Felice noi, viceparroci, in questo settore abbiamo potuto attuare quelle grandi attività culturali e spirituali che portarono all’auge le Associazioni di Croce Santa. Non c’erano associazioni che potessero competere nelle attività e nelle gare di cultura religiosa vinte molte volte in campo e diocesano e regionale e nazionale. Le associazioni in quell’epoca cercarono di fare cultura nel popolo con le recite, con il presepe vivente, diventando allora tutta la Chiesa Parrocchiale un salone accogliente la folla (compreso il Vescovo) che numerosa accorreva; con i carri allegorici in occasione della festa dell’uva e della Peregrinatio Mariae. Non parliamo delle missioni tenute dai PP. Gesuiti, dei Congressi Eucaristici e Mariani, della Peregrinazione mariana parrocchiale. Tutta la Parrocchia allora diventava Chiesa davvero Orante”. (D. Raffaele e D. Angelo Mele)
“I Vescovi che si sono succeduti lo hanno ritenuto non un astratto carismatico ma un realizzatore e profeta, ammirando in lui l’indefettibile venerazione per la Sacra Gerarchia, la fecondità del Ministero che, nella concretezza, chiamava tutti a fare con lui l’esperienza di Dio”. (Don Mario Lozupone)
IL SOCIALE

Campo politico: dal 1901, non ancora sacerdote, le prime lotte della "Gravis de communi re" di Leone XIII. Democrazia Cristiana, il rinnovamento dell'azione, le correnti, don Murri, Don Sturzo, le deviazioni del primo, la restaurazione concreta dell'altro; il Partito Popolare Italiano, le lotte, le soddisfazioni,poi il fascismo con le prime lotte politiche;Patto Gentiloni, finito in tribunale, assolto per inesistenza di reato, fondata la Democrazia Cristiana nel dopoguerra, assistenza ai dispersi, alle famiglie dei caduti, ecc., le ACLI. Tu solo, o Signore, Tu solo, o Signore. (Diario 17 maggio 1960)
LE ASSOCIAZIONI


LE MISSIONI
Diede vita anche alla Commissione Missionaria per alimentare nella Chiesa locale la passione per l’evangelizzazione dei poveri. Utilizzava come strumento di sensibilizzazione il Bollettino Salesiano, e chiedeva la testimonianza di amici missionari, perché rendessero partecipi il popolo della loro esperienza.
Tra questi ricordiamo D’Antonio D’Amicis e Narciso Antonio, fratello del Priore di Croce Santa che lavorò in Estremo Oriente al fianco del venerabile Mons. Cimatti e dei Santi Martiri Mons. Versilia e Don Callisto Caravario, tutti figli di Don Bosco. (Omnia in Caritate - Collana Testimoni/40 LDC- pag.25 di Sr Francesca Caggiano)
mercoledì 15 ottobre 2008
sono sentitamente lieta della sua iniziativa per mantenere vivo il ricordo di Don Felice Canelli, che, in tutta la sua lunga esistenza ha dato una testimonianza eccezionale di amor di Dio e di zelo apostolico. (…)
Don Felice è venuto alcune volte a Tricarico a parlare col nostro Padre Fondatore e con me ha sempre dimostrato stima per la spiritualità eucaristica della nostra Congregazione. Ogni volta che sono andata a S. Severo sono rimasta ammirata del suo zelo apostolico instancabile, anche nell’età più avanzata: l’ho visto presente nella Parrocchia dalle prime ore del mattino fino a tarda sera animatore della liturgia, del catechismo, dell’oratorio, tutto preso dagli interessi spirituali del popolo. Le Suore a stento riuscivano ad andargli dietro.
domenica 12 ottobre 2008
- Il 23 Novembre 1977 Don Felice chiude la sua vita terrena in fama di santità.
- Il 22 Giugno 2006 la Congregazione delle Cause dei Santi concede il nihil obstat a Mons. Seccia, allora Vescovo di San Severo, e dichiara don Felice Canelli “Servo di Dio”
- Il 5 aprile del 2007 S. Ecc.za Mons. Lucio Angelo Renna nomina i membri del Tribunale per la causa di Beatificazione
- Il 9 febbraio 2008 Mons. Lucio Angelo Renna e l’attore della causa Mons. Giovanni Pistillo costituiscono il Rev.do don Enrico Dal Covolo, sdb, nuovo Postulatore della causa.
- Il 9 aprile 2008 il Postulatore don Dal Covolo nomina Sr Francesca Caggiano (fma) vice-postulatrice della causa di don Felice Canelli.
- Il 13 maggio 2008 il Postulatore presenta al Vescovo l’Istanza con cui richiede l’apertura dell’Inchiesta diocesana sulle virtù e sulla fama di santità del Servo di Dio.
- Il 25 marzo 2009 ore 19,00 nella Parrocchia di Croce Santa apertura dell'inchiesta diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio don Felice Canelli con il giuramento degli Officiali

